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Storia di Pinerolo
Pinerolo, Pinareul in piemontese, è una città di 35.143 abitanti della provincia di Torino, posto ad ovest della medesima, allo sbocco in pianura della Val Chisone, a 37 km da Torino sulla strada del Sestriere che collega il capoluogo con il colle del Monginevro.
Il nome “Pinerolo” è di origine latino-barbara. Si presenta nella sua forma più antica intorno all'anno 1000 come "Pinarolius", fino a comparire nel corso del 1200 in altre svariate forme, sino a "Pinerolum" che portò all'espressione italiana più comune, indicata per la prima volta all'interno di un atto redatto in italiano nel 1528. Per i francesi la cittadina era invece nominata "Pignerol" o "Pinerol". La città viene citata per la prima volta nel 981 con il nome Pinarolium (pineta) in un diploma di Ottone II con il quale si confermavano al vescovo di Torino le proprietà, i diritti e i privilegi sulla città goduti dai suoi predecessori. In questo periodo Pinerolo non era una vera e propria città, bensì una Corte formata dai borghi di San Verano, San Pietro Val Lemina, San Maurizio (il borgo alto di Pinerolo) e San Donato(borgo basso). All'epoca, di tali villaggi San Verano era il più importante, trovandosi all'imbocco della Val Chisone.
Le prime notizie storiche su Pinerolo cominciano con la contessa Adelaide di Torino, figlia del marchese Olderico Manfredi e sposa, in terze nozze, di Oddone di Savoia. Adelaide, appartenente ad una delle più importanti famiglie italiane dell’impero carolingio, fu per trent’anni abile protagonista del suo tempo, capace di mantenere l’egemonia politica sul complesso territorio a cavallo delle Alpi. La contessa, consapevole della necessità di ottenere il consenso al suo potere da parte delle autorità ecclesiastiche, praticò una politica generosa verso le istituzioni monastiche ed il primo documento certo che menziona Pinerolo è proprio il diploma del 14 marzo 1044 con il quale la contessa Adelaide e il suo secondo marito, Enrico di Monferrato, donano tre “mansi” alla chiesa di San Donato. Il territorio di Pinerolo è nominato anche nel documento dell’8 settembre 1064, con il quale Adelaide dota di un ingente patrimonio la chiesa di Santa Maria. La stessa abbazia vide poi incrementare i suoi beni con atti successivi. In particolare, con documento del 26 ottobre 1078, posseduto in originale dall’archivio storico cittadino, Adelaide fece dono agli abati di metà della “curia” di Pinerolo. A partire dalla seconda metà del XII secolo i crescenti interessi del comune di Pinerolo entrarono progressivamente in conflitto con il potere degli abati, che cercavano di limitare l’autonomia della città.
Di questa situazione seppe trarre profitto Tommaso di Maurienne, conte di Savoia, il quale garantì protezione alla città e l’osservanza degli statuti, in cambio dell’accettazione della sua signoria. Il passaggio di Pinerolo dal dominio degli abati a quello dei Savoia fu sancito il 27 febbraio 1243, con l’atto di cessione della città da parte dell’abate Alboino al conte Amedeo IV e a suo fratello Tommaso II. Pinerolo entrò così a far parte dei domini dei Savoia e nel secolo successivo, quando il territorio sabaudo si scisse in due stati autonomi, la città divenne la piccola capitale dei possedimenti al di qua delle Alpi , il “principato di Acaia”, così chiamato dal titolo che Filippo di Savoia aveva acquisito nel 1301 grazie al matrimonio con Isabella di Villehardouin, discendente di un crociato.
Sotto Tommaso ed i suoi discendenti del ramo di Acaja ebbe pace e prosperità: eletta nel 1295 capitale dei loro possedimenti in Piemonte, rimase tale fino all'estinzione del ramo dei Savoia-Acaia nel 1418, con la morte del principe Lodovico. Pinerolo, quando Amedeo VIII riunì in un solo Stato tutti i possessi dei Savoia in Italia e in Francia cominciò a perdere il suo ruolo di capitale a favore di Torino (1431). La città inoltre, per la sua posizione strategica verso la pianura italiana, era destinata a diventare un possesso ambito per i monarchi francesi che miravano ad estendere il loro dominio al di qua delle Alpi.
Nel 1536 Francesco I di Francia occupò Pinerolo dando inizio ad una dominazione che si concluse solo nel 1574 con l’arrivo di Emanuele Filiberto di Savoia, calorosamente accolto dalla popolazione. Il duca, riconoscente, con patenti del 3 marzo 1575 concesse a Pinerolo l’ambito titolo di “città”.
Nel 1592 la città rischiò di cadere nuovamente in mano francese ma, secondo la tradizione, la prontezza con cui Ortensia di Piossasco, moglie del governatore, diede l’allarme, fece fallire il tentativo delle truppe del duca di Lesdiguières.
I Francesi tornarono ad occupare Pinerolo pochi decenni dopo in virtù del trattato di Cherasco (1631) quando, durante la guerra di successione per il ducato di Mantova, il cardinale Richelieu assediò e conquistò la città.
Il cardinale Richelieu affidò allora a Vauban, il più grande ingegnere militare francese dell'epoca, il compito di rendere Pinerolo una straordinaria fortezza destinata a garantire alla Francia il controllo dell'Italia settentrionale. A spese di continui espropri di beni e terreni dei cittadini, furono restaurate le mura cittadine, il castello venne ricostruito, la cittadella fu ampliata a scapito di una pesante demolizione della parte alta della città. Anche la parte bassa della città subì importanti interventi edilizi collegati all’assetto difensivo, con la costruzione dell’arsenale, di una fonderia di cannoni, di un ospedale militare, di caserme, in parte ancora esistenti. Furono questi massicci interventi a conferire a Pinerolo l’immagine di imponente città fortezza consegnataci dalle raffigurazioni iconografiche del Seicento.
Rimanevano alla città due sole porte, quella di Francia e quella di Torino. Molti laboratori artigiani furono demoliti e gli operai furono trasferiti a Lione, la cui industria venne potenziata a scapito di quella pinerolese.
La fortezza di Pinerolo, il Donjon, fu usata anche come prigione di stato francese, dove Luigi XIV mandava i suoi nemici, tra i quali Fouquet, scortatovi da d’Artagnan nel 1665 (com’è testimoniato da documenti conservati nell’archivio storico cittadino) e il misterioso personaggio passato alla storia come "Maschera di Ferro".
La città, decimata dalla peste scoppiata nel 1630, pesantemente segnata dalle trasformazioni subite, impoverita nella sua vita economica e civile, fu infine riconsegnata a Vittorio Amedeo II di Savoia con il trattato di Torino del 29 agosto 1696, che comportava per i duchi l’obbligo dello smantellamento delle fortificazioni, protrattosi nei primi anni del XVIII secolo nonostante prima di andarsene il Re Sole abbia fatto saltare la cittadella e il castello.. Perse le caratteristiche di città militare, a Pinerolo iniziarono a rifiorire i commerci e le attività produttive sia manifatturiere che agricole, con una netta ripresa anche demografica.
Gli ultimi anni del XVIII secolo tuttavia furono nuovamente difficili per il Piemonte, invaso dalle truppe francesi, percorso da fermenti rivoluzionari, impoverito da carestie. Carlo Emanuele III ottenne da Benedetto XIV la nomina di Pinerolo a sede vescovile. Il commercio riprese quota, la popolazione passò da 5 mila a 7 mila abitanti e tornarono a fiorire gli ordini religiosi.
Nel 1801 il Piemonte fu annesso alla Francia e Pinerolo fu per l'ultima volta occupata da parte dei Francesi (con l’intervallo di una breve occupazione austro-russa), vivendo la terza dominazione francese, rivoluzionaria e napoleonica, ricca soprattutto di innovazioni di stampo illuministico e di nuove libertà (abolizione della censura, abolizione delle limitazioni di culto per i valdesi, promozione della cultura e dell’istruzione) fino al 21 maggio 1814 con la caduta di Napoleone e del suo impero. Il Piemonte tornò a Vittorio Emanuele I di Savoia, che rientrato a Torino, ordinava che ogni cosa fosse reintegrata “sul piede in cui era prima della rivoluzione” . Ma la società era in movimento (nel 1821 ebbe inizio da Pinerolo il movimento insurrezionale capeggiato da Santorre di Santarosa e Guglielmo Moffa di Lisio, che preludeva al Risorgimento italiano) e molte città, tra cui Pinerolo, conobbero dai primi decenni dell’Ottocento un vivace sviluppo urbano, definito sulla base di nuovi piani regolatori tesi a garantire i collegamenti della città con il territorio circostante.
Iniziò un periodo di sviluppo economico ed edilizio che facilitano i commerci con la Liguria e con il resto della regione.
Nell’amministrazione comunale appariva chiara la volontà di garantire a Pinerolo un aspetto decoroso ed ordinato, di dotare la città di edifici pubblici per accogliere le nuove istituzioni scolastiche, di modernizzare i trasporti (la stazione ferroviaria venne inaugurata nel 1858), sistemare il verde pubblico, dare respiro al centro storico.
Ugualmente, fin dagli inizi dell’Ottocento, si delineò una ripresa dell’industria laniera e serica, secondo i criteri della moderna impresa, pur rimanendo ancor rilevante la presenza in Pinerolo di laboratori artigianali.
Maturava intanto anche negli operai la coscienza della propria condizione e la spinta a dar vita ad associazioni di mutua solidarietà. Si costituì così a Pinerolo nel 1848, prima tra le Società generali operaie italiane, la Società di Mutuo soccorso ed Istruzione fra gli Operai, creata per «l'unione, la fratellanza, il mutuo soccorso e la scambievole istruzione» e aperta a tutte le categorie professionali, che garantiva agli iscritti sussidi in caso di malattia o altre difficoltà.
Pinerolo si affaccia al Novecento come città industriale, fortemente caratterizzata in politica dalla figura di Luigi Facta, con il permanere di un rilevante aspetto militare,come testimoniato dalla presenza della Scuola di Cavalleria e dalla costruzione della Cavallerizza, dedicata al capitano Federico Caprilli, inventore di un nuovo metodo di cavalcata che rese celebre la Scuola nel mondo.
Nel 1849 fu infatti trasferita in città (proveniente da Venaria) la Scuola d'Applicazione di Cavalleria (soppressa nel 1945), ora sede, tra l'altro, del Museo nazionale dell'arma di cavalleria e del Museo di Arte Preistorica.
Dalle valli laterali affluì in città nuova popolazione: gli abitanti passarono da 12.000 nel 1819 a 18.000 nel 1890.
Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipò attivamente alla Resistenza italiana con il sacrificio di molti giovani partigiani.
Il dopoguerra vide un'ulteriore industrializzazione, con la nascita di nuovi stabilimenti e la città mantiene il ruolo di “capoluogo” amministrativo e commerciale per le vallate e la pianura circostante.
Negli ultimi anni, però, anche per compensare le difficoltà del settore industriale, la città ha puntato maggiormente sul turismo, avendo avuto un glorioso passato come capitale del principato del Piemonte dal 1295 al 1418.
Pinerolo, Pinareul in piemontese, è una città di 35.143 abitanti della provincia di Torino, posto ad ovest della medesima, allo sbocco in pianura della Val Chisone, a 37 km da Torino sulla strada del Sestriere che collega il capoluogo con il colle del Monginevro.
Il nome “Pinerolo” è di origine latino-barbara. Si presenta nella sua forma più antica intorno all'anno 1000 come "Pinarolius", fino a comparire nel corso del 1200 in altre svariate forme, sino a "Pinerolum" che portò all'espressione italiana più comune, indicata per la prima volta all'interno di un atto redatto in italiano nel 1528. Per i francesi la cittadina era invece nominata "Pignerol" o "Pinerol". La città viene citata per la prima volta nel 981 con il nome Pinarolium (pineta) in un diploma di Ottone II con il quale si confermavano al vescovo di Torino le proprietà, i diritti e i privilegi sulla città goduti dai suoi predecessori. In questo periodo Pinerolo non era una vera e propria città, bensì una Corte formata dai borghi di San Verano, San Pietro Val Lemina, San Maurizio (il borgo alto di Pinerolo) e San Donato(borgo basso). All'epoca, di tali villaggi San Verano era il più importante, trovandosi all'imbocco della Val Chisone.
Le prime notizie storiche su Pinerolo cominciano con la contessa Adelaide di Torino, figlia del marchese Olderico Manfredi e sposa, in terze nozze, di Oddone di Savoia. Adelaide, appartenente ad una delle più importanti famiglie italiane dell’impero carolingio, fu per trent’anni abile protagonista del suo tempo, capace di mantenere l’egemonia politica sul complesso territorio a cavallo delle Alpi. La contessa, consapevole della necessità di ottenere il consenso al suo potere da parte delle autorità ecclesiastiche, praticò una politica generosa verso le istituzioni monastiche ed il primo documento certo che menziona Pinerolo è proprio il diploma del 14 marzo 1044 con il quale la contessa Adelaide e il suo secondo marito, Enrico di Monferrato, donano tre “mansi” alla chiesa di San Donato. Il territorio di Pinerolo è nominato anche nel documento dell’8 settembre 1064, con il quale Adelaide dota di un ingente patrimonio la chiesa di Santa Maria. La stessa abbazia vide poi incrementare i suoi beni con atti successivi. In particolare, con documento del 26 ottobre 1078, posseduto in originale dall’archivio storico cittadino, Adelaide fece dono agli abati di metà della “curia” di Pinerolo. A partire dalla seconda metà del XII secolo i crescenti interessi del comune di Pinerolo entrarono progressivamente in conflitto con il potere degli abati, che cercavano di limitare l’autonomia della città.
Di questa situazione seppe trarre profitto Tommaso di Maurienne, conte di Savoia, il quale garantì protezione alla città e l’osservanza degli statuti, in cambio dell’accettazione della sua signoria. Il passaggio di Pinerolo dal dominio degli abati a quello dei Savoia fu sancito il 27 febbraio 1243, con l’atto di cessione della città da parte dell’abate Alboino al conte Amedeo IV e a suo fratello Tommaso II. Pinerolo entrò così a far parte dei domini dei Savoia e nel secolo successivo, quando il territorio sabaudo si scisse in due stati autonomi, la città divenne la piccola capitale dei possedimenti al di qua delle Alpi , il “principato di Acaia”, così chiamato dal titolo che Filippo di Savoia aveva acquisito nel 1301 grazie al matrimonio con Isabella di Villehardouin, discendente di un crociato.
Sotto Tommaso ed i suoi discendenti del ramo di Acaja ebbe pace e prosperità: eletta nel 1295 capitale dei loro possedimenti in Piemonte, rimase tale fino all'estinzione del ramo dei Savoia-Acaia nel 1418, con la morte del principe Lodovico. Pinerolo, quando Amedeo VIII riunì in un solo Stato tutti i possessi dei Savoia in Italia e in Francia cominciò a perdere il suo ruolo di capitale a favore di Torino (1431). La città inoltre, per la sua posizione strategica verso la pianura italiana, era destinata a diventare un possesso ambito per i monarchi francesi che miravano ad estendere il loro dominio al di qua delle Alpi.
Nel 1536 Francesco I di Francia occupò Pinerolo dando inizio ad una dominazione che si concluse solo nel 1574 con l’arrivo di Emanuele Filiberto di Savoia, calorosamente accolto dalla popolazione. Il duca, riconoscente, con patenti del 3 marzo 1575 concesse a Pinerolo l’ambito titolo di “città”.
Nel 1592 la città rischiò di cadere nuovamente in mano francese ma, secondo la tradizione, la prontezza con cui Ortensia di Piossasco, moglie del governatore, diede l’allarme, fece fallire il tentativo delle truppe del duca di Lesdiguières.
I Francesi tornarono ad occupare Pinerolo pochi decenni dopo in virtù del trattato di Cherasco (1631) quando, durante la guerra di successione per il ducato di Mantova, il cardinale Richelieu assediò e conquistò la città.
Il cardinale Richelieu affidò allora a Vauban, il più grande ingegnere militare francese dell'epoca, il compito di rendere Pinerolo una straordinaria fortezza destinata a garantire alla Francia il controllo dell'Italia settentrionale. A spese di continui espropri di beni e terreni dei cittadini, furono restaurate le mura cittadine, il castello venne ricostruito, la cittadella fu ampliata a scapito di una pesante demolizione della parte alta della città. Anche la parte bassa della città subì importanti interventi edilizi collegati all’assetto difensivo, con la costruzione dell’arsenale, di una fonderia di cannoni, di un ospedale militare, di caserme, in parte ancora esistenti. Furono questi massicci interventi a conferire a Pinerolo l’immagine di imponente città fortezza consegnataci dalle raffigurazioni iconografiche del Seicento.
Rimanevano alla città due sole porte, quella di Francia e quella di Torino. Molti laboratori artigiani furono demoliti e gli operai furono trasferiti a Lione, la cui industria venne potenziata a scapito di quella pinerolese.
La fortezza di Pinerolo, il Donjon, fu usata anche come prigione di stato francese, dove Luigi XIV mandava i suoi nemici, tra i quali Fouquet, scortatovi da d’Artagnan nel 1665 (com’è testimoniato da documenti conservati nell’archivio storico cittadino) e il misterioso personaggio passato alla storia come "Maschera di Ferro".
La città, decimata dalla peste scoppiata nel 1630, pesantemente segnata dalle trasformazioni subite, impoverita nella sua vita economica e civile, fu infine riconsegnata a Vittorio Amedeo II di Savoia con il trattato di Torino del 29 agosto 1696, che comportava per i duchi l’obbligo dello smantellamento delle fortificazioni, protrattosi nei primi anni del XVIII secolo nonostante prima di andarsene il Re Sole abbia fatto saltare la cittadella e il castello.. Perse le caratteristiche di città militare, a Pinerolo iniziarono a rifiorire i commerci e le attività produttive sia manifatturiere che agricole, con una netta ripresa anche demografica.
Gli ultimi anni del XVIII secolo tuttavia furono nuovamente difficili per il Piemonte, invaso dalle truppe francesi, percorso da fermenti rivoluzionari, impoverito da carestie. Carlo Emanuele III ottenne da Benedetto XIV la nomina di Pinerolo a sede vescovile. Il commercio riprese quota, la popolazione passò da 5 mila a 7 mila abitanti e tornarono a fiorire gli ordini religiosi.
Nel 1801 il Piemonte fu annesso alla Francia e Pinerolo fu per l'ultima volta occupata da parte dei Francesi (con l’intervallo di una breve occupazione austro-russa), vivendo la terza dominazione francese, rivoluzionaria e napoleonica, ricca soprattutto di innovazioni di stampo illuministico e di nuove libertà (abolizione della censura, abolizione delle limitazioni di culto per i valdesi, promozione della cultura e dell’istruzione) fino al 21 maggio 1814 con la caduta di Napoleone e del suo impero. Il Piemonte tornò a Vittorio Emanuele I di Savoia, che rientrato a Torino, ordinava che ogni cosa fosse reintegrata “sul piede in cui era prima della rivoluzione” . Ma la società era in movimento (nel 1821 ebbe inizio da Pinerolo il movimento insurrezionale capeggiato da Santorre di Santarosa e Guglielmo Moffa di Lisio, che preludeva al Risorgimento italiano) e molte città, tra cui Pinerolo, conobbero dai primi decenni dell’Ottocento un vivace sviluppo urbano, definito sulla base di nuovi piani regolatori tesi a garantire i collegamenti della città con il territorio circostante.
Iniziò un periodo di sviluppo economico ed edilizio che facilitano i commerci con la Liguria e con il resto della regione.
Nell’amministrazione comunale appariva chiara la volontà di garantire a Pinerolo un aspetto decoroso ed ordinato, di dotare la città di edifici pubblici per accogliere le nuove istituzioni scolastiche, di modernizzare i trasporti (la stazione ferroviaria venne inaugurata nel 1858), sistemare il verde pubblico, dare respiro al centro storico.
Ugualmente, fin dagli inizi dell’Ottocento, si delineò una ripresa dell’industria laniera e serica, secondo i criteri della moderna impresa, pur rimanendo ancor rilevante la presenza in Pinerolo di laboratori artigianali.
Maturava intanto anche negli operai la coscienza della propria condizione e la spinta a dar vita ad associazioni di mutua solidarietà. Si costituì così a Pinerolo nel 1848, prima tra le Società generali operaie italiane, la Società di Mutuo soccorso ed Istruzione fra gli Operai, creata per «l'unione, la fratellanza, il mutuo soccorso e la scambievole istruzione» e aperta a tutte le categorie professionali, che garantiva agli iscritti sussidi in caso di malattia o altre difficoltà.
Pinerolo si affaccia al Novecento come città industriale, fortemente caratterizzata in politica dalla figura di Luigi Facta, con il permanere di un rilevante aspetto militare,come testimoniato dalla presenza della Scuola di Cavalleria e dalla costruzione della Cavallerizza, dedicata al capitano Federico Caprilli, inventore di un nuovo metodo di cavalcata che rese celebre la Scuola nel mondo.
Nel 1849 fu infatti trasferita in città (proveniente da Venaria) la Scuola d'Applicazione di Cavalleria (soppressa nel 1945), ora sede, tra l'altro, del Museo nazionale dell'arma di cavalleria e del Museo di Arte Preistorica.
Dalle valli laterali affluì in città nuova popolazione: gli abitanti passarono da 12.000 nel 1819 a 18.000 nel 1890.
Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipò attivamente alla Resistenza italiana con il sacrificio di molti giovani partigiani.
Il dopoguerra vide un'ulteriore industrializzazione, con la nascita di nuovi stabilimenti e la città mantiene il ruolo di “capoluogo” amministrativo e commerciale per le vallate e la pianura circostante.
Negli ultimi anni, però, anche per compensare le difficoltà del settore industriale, la città ha puntato maggiormente sul turismo, avendo avuto un glorioso passato come capitale del principato del Piemonte dal 1295 al 1418.
Ospitalità a Pinerolo
Pinerolo offre una vasta scelta per tutte le categorie di sistemazione : hotel fino a 4 stelle, compresi suggestivi edifici antichi del Centro, appartamenti, bed&breakfast, agriturismi e una ampia gamma di ristoranti, pizzerie e trattorie.
Informazioni Turistiche
Uffici di Informazione e Accoglienza Turistica di Turismo Torino e Provincia sede di Pinerolo:
Viale Giolitti 7/9
Tel. +39.0121.795589
info.pinerolo@turismotorino.org
Orari:
da Lunedì a Domenica
09.00-12.00 / 15.00-18.00
Trasporti
Strade e autostrade
La città di Pinerolo è collegata al capoluogo di provincia, Torino, da un'autostrada, la A 55 o Autostrada del Pinerolese, e dalla Strada Regionale 23 del Colle del Sestriere; la Strada Statale 589 dei Laghi di Avigliana collega invece Pinerolo con Cuneo.
Ferrovie
La città di Pinerolo si trova sulla linea ferroviaria Torre Pellice-Pinerolo-Torino. Sono presenti due stazioni ferroviarie: Pinerolo e Pinerolo Olimpica. La Stazione di Pinerolo è una stazione di testa da cui partono i treni diretti a Torino (Porta Nuova, Porta Susa e Lingotto), Milano Centrale, Chiavasso e Torre Pellice. È presente un sistema di interscambio, con parcheggio per automobili e fermate apposite per autobus, denominato MoviCentro., Anche presso nella fermata ferroviaria di Pinerolo Olimpica è presente un ampio parcheggio di interscambio.
trenitalia
Autobus
Due sono le principali società che gestiscono il trasporto pubblico su gomma urbano ed extraurbano nel Pinerolese:
la Cavourese di Cavour
la Sadem di Torino.
Altre società di trasporto che effettuano servizio con corse dirette a Pinerolo sono:
GTT di Torino
Martoglio di Giaveno .
Taxi
Piazza Garibaldi (stazione ferroviaria) tel: 0121 374000
Corso Torino 91 tel: 0121 397900/321000
Bici
Bicincittà
Il servizio Bicincittà è un innovativo sistema di noleggio biciclette automatico.
Chi arriva in città con il treno, con l’autobus o con la propria auto, adesso ha la possibilità di utilizzare una bicicletta per muoversi agevolmente e in libertà.
In 5 punti della città sono collocate delle postazioni nelle quali, attraverso una tessera elettronica, è possibile prelevare una bicicletta.
La consegna della bicicletta può avvenire in un punto diverso da quello dove è stata prelevata, proprio per facilitare una forte integrazione con diversi mezzi di trasporto.
Bicincittà è uno strumento per il lavoro, per il turismo, per lo shopping e per ogni volta che hai voglia di una pedalata.
Bicincittà è soprattutto uno strumento per una nuova mobilità, una concreta alternativa all’automobile nella città.
Strade e autostrade
La città di Pinerolo è collegata al capoluogo di provincia, Torino, da un'autostrada, la A 55 o Autostrada del Pinerolese, e dalla Strada Regionale 23 del Colle del Sestriere; la Strada Statale 589 dei Laghi di Avigliana collega invece Pinerolo con Cuneo.
Ferrovie
La città di Pinerolo si trova sulla linea ferroviaria Torre Pellice-Pinerolo-Torino. Sono presenti due stazioni ferroviarie: Pinerolo e Pinerolo Olimpica. La Stazione di Pinerolo è una stazione di testa da cui partono i treni diretti a Torino (Porta Nuova, Porta Susa e Lingotto), Milano Centrale, Chiavasso e Torre Pellice. È presente un sistema di interscambio, con parcheggio per automobili e fermate apposite per autobus, denominato MoviCentro., Anche presso nella fermata ferroviaria di Pinerolo Olimpica è presente un ampio parcheggio di interscambio.
trenitalia
Autobus
Due sono le principali società che gestiscono il trasporto pubblico su gomma urbano ed extraurbano nel Pinerolese:
la Cavourese di Cavour
la Sadem di Torino.
Altre società di trasporto che effettuano servizio con corse dirette a Pinerolo sono:
GTT di Torino
Martoglio di Giaveno .
Taxi
Piazza Garibaldi (stazione ferroviaria) tel: 0121 374000
Corso Torino 91 tel: 0121 397900/321000
Bici
Bicincittà
Il servizio Bicincittà è un innovativo sistema di noleggio biciclette automatico.
Chi arriva in città con il treno, con l’autobus o con la propria auto, adesso ha la possibilità di utilizzare una bicicletta per muoversi agevolmente e in libertà.
In 5 punti della città sono collocate delle postazioni nelle quali, attraverso una tessera elettronica, è possibile prelevare una bicicletta.
La consegna della bicicletta può avvenire in un punto diverso da quello dove è stata prelevata, proprio per facilitare una forte integrazione con diversi mezzi di trasporto.
Bicincittà è uno strumento per il lavoro, per il turismo, per lo shopping e per ogni volta che hai voglia di una pedalata.
Bicincittà è soprattutto uno strumento per una nuova mobilità, una concreta alternativa all’automobile nella città.





