Cento passeri nella testa
Percorso esperienziale e di stimolazione della creatività nel contesto del teatro di figura e nella sua poliedricità funzionale

conduzione
Damiano Privitera
in collaborazione con
Mariella Carbone

il laboratorio

La proposta di un percorso laboratoriale basato su tecniche e linguaggi del Teatro di Figura nasce da una lunga esperienza consolidata nel campo performativo e di formazione che, nel tempo, si è aperta anche ad incontri in contesti “altri” come quelli socio terapeutici e i centri diurni.
E’ a partire da questo e sulla base di collaborazioni con conduttori e docenti di teatro sociale che si costruisce e si propone. Nell’esperienza sappiamo che alcune volte il lavoro è articolato e continuativo altre leggero e apparentemente frutto di sporadicità, ma sempre c’è sedimentazione di relazioni umane e di memoria, di stratificazioni arricchenti e coinvolgenti.

In questa cornice nasce la proposta di creare uno spazio della creazione, che non segua una traccia “tecnica” unica, né un modulo fisso ma che si lasci trasportare, in fase di programmazione e nell’elaborazione concreta, da un flusso creativo allo stato nascente, ogni volta, forse, diverso. Ricerca, quindi, di uno stato mentale e di metodo che offra approcci basati sull’attenzione e l’empatia, seppur guidata dalla consapevolezza e dalle competenze, con l’obiettivo di un’ “ascolto”, con modalità non verbali, di esigenze e bisogni, di desideri che scattano in quell’attimo di contatto tra le persone partecipanti. Ciò significa, codificazione della prassi di laboratorio, ma soprattutto attenzione al percorso, alle sue deviazioni, alle strade che si possono aprire in ogni istante perché provocate dall’interazione tra conduttore e partecipanti, e tra gli stessi partecipanti.

I linguaggi utilizzati, attività arcipelago

Il laboratorio vuole innanzitutto costruire un percorso “tecnico” arcipelago, in cui si possono fare salti tra isola e isola tecnica (pur naturalmente costruendo ponti con opzione di ritorno) in base alle sensazioni che nascano nell’istante; ciò non significa non avere una traccia o lasciarsi andare ad uno spontaneismo tecnico, ma assecondare ritmi di pratica e attività manuale che mettano il partecipante in un grado di attenzione soddisfacente per se e per l’obiettivo che ci si prefigge. Nello stesso tempo il laboratorio vuole essere un luogo in cui attraverso una dimensione ludica ci si possa sentire liberi di esprimere e “costruire” il proprio immaginario, qualunque esso sia, grazie al sostegno, all’accoglienza e allo stimolo dei facilitatori.
Infatti in tutte le attività non c’è una manualità di alta difficoltà per non ostacolare e compromettere l’approccio liberatorio o artistico del processo costruttivo. Questo non deve essere una barriera ma il mezzo di espressione, l’apprendimento è di tipo osmotico e gratificatorio.

Obiettivo presentazione pubblica

La richiesta di questa parte di “protagonismo pubblico” c’è e deve essere introdotta con le utili precauzioni per non divenire, appunto, lo scopo unico e principale. La necessità che l’attività manuale e psichica abbiano una presentazione pubblica è da concepire come tappa del percorso di attività, ingrediente stimolante ma non pervasivo.
Nel progetto 2018 questo punto si inserisce all’interno dell’attività del Festival Internazionale del Teatro di Figura immagini dell’Interno, programmazione che propone nell’edizione 2018 alcune giornate dedicate al Teatro Sociale e alle attività nei luoghi di disagio.
Sarà la presentazione di un’esperienza che avrà luogo in un contesto parificante e che avrà il valore aggiunto di essere potenziale materia di studio e osservazione da parte dei partecipanti delle giornate a questo tipo di teatro dedicate.
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